Katia Figini - Atleta e Coach Sportivo
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Katia Figini
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6 Ottobre 2020

Equipaggiamento

Preparare bene lo zaino

Equipaggiamento in gara - Per vincere o completare una gara in un deserto non è solo necessario l’allenamento, molto tempo va dedicato allo studio e alla gestione dello zaino nel modo migliore. Nulla deve essere lasciato al caso. soprattutto quando si corre in autosufficienza.

Durante la gara impegneremo le nostre energie su diversi fronti: sforzo fisico, gestione delle crisi, gestione dell’alimentazione. Non possiamo permetterci di avere un guasto tecnico! Sarebbe un’ulteriore perdita di tempo ed energie. Non è garantito inoltre che avremo l’occorrente per risolvere il problema… Insomma la regola è: Preparare il tutto giorni e giorni prima della gara – Testarlo – Ri-testarlo.

Questa regola vale sempre, per tutte le gare, sia in autosufficienza che non. Una delle cose principali è assicurarsi che lo zaino sia ben “asciutto”, che aderisca perfettamente alla schiena senza ballonzolare. Questo vi eviterà escoriazioni e vesciche sulla schiena. Consiglio sempre uno zaino che abbia le borracce sugli spallacci. Il camelbak è un’ottima riserva idrica ma non permette di monitorare l’ìacqua che si ha a disposizione e il rischio è quello di rimanere all’asciutto prima di arrivare al check point. Se poi ci sono 43 gradi non è molto piacevole… Per ulteriori informazioni scrivetemi o chiamatemi.

L'importanza di annotarsi tutto

Anche se siamo riusciti a farci stare tutto e abbiamo raggiunto la nostra meta non dobbiamo dimenticare che uno zaino può essere sempre migliorato. Tenere un foglio di calcolo con tutti i pesi di ogni singolo oggetto può risultare comodo per verificare dove siamo troppo pesanti o dove è necessario “raffinarci” per trovare una soluzione migliore.

Ogni gara è un’esperienza ed è importante annotarci tutto: gel utilizzati (sono avanzati? Erano sufficienti?), parmigiano consumato al giorno, cosa ci è mancato. Sembra stupido ma una cosa che diamo per scontato a casa nostra può essere di grande conforto in un deserto. Nell’ultima gara in Giordania un amico aveva un dado da brodo e delle bustine di te. Me ne ha regalata una, avevo una voglia incredibile di un té o di un brodo caldo.

Quando sono a casa non ne bevo tanti ma in mezzo al deserto era una prelibatezza. Anche se si pensa che si è arrivati a un buon livello di preparazione c’è sempre da imparare!

Il mio zaino pesa 6,2 kg

Le ghette

In questi anni ho visto mille e più tipi di ghette. Gli americani ne hanno un tipo molto strano che si “avvinhia” fino al ginocchio creando nell’atleta delle zampe da mammut, altri usano quelle della raid light che personalmente trovo pesanti e poco traspiranti. La cosa principale per valutare le ghette è proprio questo: pesantezza e traspirabilità.

Appurato che non ho ancora trovato delle ghette che seguano questi parametri non resta che costruirsele: utilizzo delle ghette in lycra. Sono ghette da ciclista che, nelle mie grinfie, subiscono un po’ di taglia e cuci e si trasformano in ghette comode, leggere e soprattutto traspiranti! La traspirazione dei piedi nel deserto è fondamentale per evitare le vesciche.

Articolo scritto da Katia Figini
Sono laureata in Scienze delle Attività Motorie Sportive, è coach sportivo certificato ISSA, Istruttore di Corsa Naturale (AICN riconosciuto dal CONI) e Istruttore di Trail Running (riconosciuto dal CONI) mi occupo di creare piani di allenamento in base all’obiettivo del cliente (miglioramento della performance sportiva, preparazioni alle maratone, mezze maratone, alle ultra o gare nei deserti...).

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